Al ponte romano e alle rupi celtiche
Archeologia romana, storia medievale, incisioni rupestri e soprattutto una natura sorprendente nelle tracce nascoste di fenomeni grandiosi

Punto di partenza: Capoluogo, Piazza Funicolare
Quota minima: Piazza Funicolare 570 mt.
Quota massima: Rupi celtiche (Mont Tsailleun) 680 mt.
Durata: 2 ore il circuito completo
Segnaletica: dal Ponte Romano alle Rupi celtiche segnaletica specifica
Periodo: D’inverno scegliere le ore mattutine; spettacolari fioriture primaverili

Il percorso:
Dalla piazza Funicolare per la via Ponte Romano sfilano le villette liberty e i lussuosi alberghi che furono l’orgoglio della cittadina termale fino agli anni Trenta. In regione Vagnod, su di uno sperone di roccia con grossi cristalli color verde smeraldo (metagabbro a smaragdite), la nobile famiglia Mistralis nel XVII secolo eresse una cappella ottagonale dedicata alla madonna del Carmine. La recente ristrutturazione ricoprì la roccia che ora è quasi invisibile. Poco oltre appaiono sulla sinistra i resti del Ponte Romano (15 minuti dalla partenza), costruito intorno all’anno 25 a.C. lungo la Strada delle Gallie, mentre sulla destra si può leggere il cartello che illustra il ponte ed il seguito del percorso.
Attraversata la strada, la mulattiera larga, lastricata e in parte scalpellata nella roccia offre un bel panorama verso Aosta con il castello di Ussel in primo piano e il mont Fallère sullo sfondo; essa s’inoltra nel valloncello in mezzo alle vigne diretta al villaggio di Cillian. Noi invece giriamo a destra attraversando le vigne, saliamo nel bosco e sbuchiamo nel prato sul roccione che fa da belvedere, con cartello di lettura del paesaggio e panchine. Qui troviamo le prime coppelle incise sugli affioramenti di pietra ollare.
Tornati indietro e tenutici sulla pista sterrata giriamo intorno al Mont Tsailleun attraversando la sua parte più umida ed ombreggiata, ricca di castagni ad alto fusto. Di fronte alle case di Chadel, già sulla stradina asfaltata per Feilley, un sentierino risale il roccione a destra rivelando ora la sua parte meglio esposta al sole ed al vento, con la sua flora ricca, pregevole ed originale. Ben presto si toccano i punti panoramici segnalati con cippi numerati, indicanti fra l’altro le incisioni rupestri, gli affioramenti di pietra ollare e quelli di ferro e titanio.
Variopinti muretti a secco inglobano bianchi massi di granito trasportati dall’antico ghiacciaio e qui abbandonati al suo ritiro, diecimila anni fa. I muretti delimitano antichi campi di cereali, come testimoniato ancora adesso dalla fioritura di papaveri e fiordalisi; spunta anche qualche residuo di ceppo di vite. Grandi rocce rossastre, lisce e tondeggianti per l’erosione glaciale, profumano del timo che cresce tutt’intorno. Dalla sommità (1 ora), ornata di una bella croce in pietra, si gode un magnifico panorama su quattro castello e sull’antica frana che bloccò la Dora e provocò un lago fino ad Aosta.
Tornati giù per il sentiero, ci si tiene sulla strada asfaltata verso Cillian per pochi metri e si sale per altri pochi metri sul sentiero segnalato con il numero 7. In direzione delle case di Chadel appare un roccione scurissimo a piramide, alla cui sommità si apre una maestosa marmitta dei giganti. Lo scavo glaciale della marmitta è tanto più sorprendente in quanto la roccia è fra le più dure che esistano, una eclogite a granato rosso e anfibolo blu, testimone delle grandi profondità raggiunte dalla nostra montagna decine di milioni di anni fa, prima di risalire in superficie.
Tornati sulla strada, si raggiunge Cillian con la sua sontuosa casa Gorris ricca di affreschi, di architravi in pietra e di balconi fioriti si ammira la cappella affrescata dal pittore Mus e s’imbocca a sinistra la larga mulattiera che ci riporta al Ponte Romano. A piedi o con la navetta si rientra al capoluogo.

Testi di Piergiorgio CRETIER e di Francesco PRINETTI con la collaborazione di Ferruccio CURTAZ

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