Il tempo della festa nelle comunità alpine rappresentava, soprattutto in passato, un importante momento di socialità e di incontro. Ad esso erano affidati, non solamente gli auspici per la stagione agricola, ma anche il ringraziamento ai propri Santi protettori per quanto ricavato dal lavoro della terra o per una grazia particolare ricevuta.

Queste giornate in cui gli abitanti dei vari villaggi festeggiavano i santi patroni delle loro cappelle erano quindi veramente importanti. Fin dalla vigilia, tutti si impegnavano per la buona riuscita della festa. Le donne pulivano a fondo la casa e cominciavano a cucinare, gli uomini macellavano un gallo, un coniglio o un capretto, le ragazze creavano ghirlande di fiori e rami per addobbare le stradine, mentre i giovani preparavano grandi cataste di legna per i "feux de joie", i falò accesi a notte inoltrata sui promontori vicini al villaggio, per segnalare l'inizio dei festeggiamenti agli abitanti delle altre frazioni.

La sera ci si ritrovava nei granai per ballare e quasi sempre era presente un'orchestrina, generalmente composta da una fisarmonica, un clarino, un sassofono e dalla diffusissima armonica a bocca.

La mattina seguente, il parroco visitava le case per l'annuale benedizione, accompagnato da un chierichetto, che raccoglieva in un cesto le offerte: uova, formaggi e altri prodotti della terra. All'epoca ( siamo intorno al 1920 - 1960), le offerte in denaro erano infatti quasi inesistenti.

Subito dopo, richiamati dal suono della campana, tutti si recavano nella cappella per la Santa Messa e al termine della solenne funzione, si mettevano all'asta generi alimentari, bottiglie e oggetti vari. Con il ricavato si retribuiva il celebrante e si pagavano le spese sostenute per la manutenzione della cappella.

Il pranzo, particolarmente ricco, contava diversi antipasti, primi e secondi piatti, insalate, formaggi, frutta di stagione; tipiche dell'occasione erano le torte ai formaggi o alla frutta secca che erano state cotte nel forno del villaggio il giorno precedente (magari insieme ad alcune forme di pane).

Nel pomeriggio si proseguivano le conversazioni, si cantava, si giocava a carte, alla "morra" o ai "palets" e, verso le cinque, si recitavano i vespri. La festa terminava in allegria, la sera, tra balli e canti.

Proprio per ricordare queste celebrazioni, ancora oggi in quasi tutti i comuni della Valle d'Aosta si celebrano le tradizionali Veillà, vere e propri rievocazioni di queste festività, nelle quali è possibile ritrovare i gusti ed i sapori di una comunità alpina ormai quasi scomparsa, ammirare gli artigiani impegnati nei vecchi mestieri e riscoprire i piatti tipici della tradizione enogastronomica.

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