Il Ponte Romano di Châtillon, conosciuto anche come Pons Marmoreus per il suo attraversamento del Torrente Marmore, deve la sua costruzione alla decisione da parte dei Romani, una volta sconfitti definitivamente i Salassi da Augusto nel 24 a.C., decisero di  facilitare il transito di legioni e mercanti. A questo scopo realizzarono una strada che da Eporedia (Ivrea) conduceva alle Gallie percorrendo interamente la valle centrale e attraversando i valichi del Summus Poeninus (Gran San Bernardo) e dell’Alpis Graia (Piccolo San Bernardo): la “Strada consolare delle Gallie”.

Secondo quanto riportato da alcuni storici il ponte fu in origine costruito in tufo e rivestito di lastre di marmo bianco. Sopra l’arcata vi era un portico con cinque archi e un ambiente superiore con un tetto che copriva completamente il tratto destinato al passaggio di uomini e animali.

Della struttura originaria oggi restano solo gli spalloni che poggiano sulle alte sponde rocciose e un’unica fila di conci sospesa a circa 40 metri d’altezza sulle acque del torrente.

Lo storico valdostano Jean Baptiste de Tillier (1678-1744), tramandò che il ponte fu gravemente danneggiato durante l’invasione francese del 1691.

In seguito, per oltre 60 anni, l’unico collegamento fra le sponde opposte del Marmore non fu che un semplice ponte di legno il cui attraversamento era subordinato al pagamento di un doppio pedaggio: a levante in favore del signore di Châtillon e a ponente per quello di Cly.


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