Crovion | Neran
I resti della casaforte di Néran caratterizzano questa piccola località
Il villaggio, di modeste proporzioni, è situato a poco meno di 600 m s.l.m. a ponente del borgo di Saint-Vincent sui confini territoriali con Châtillon.
L’etimologia del nome di questa frazione non ci è nota anche se taluni vorrebbero, con ardita ipotesi, scomporre Crovion in Cro e Vion; la prima parte indicherebbe una compressione della parola Crot e Crou quindi parole che in dialetto locale significherebbe avvallamento o fosso. Vion in patois indica invece sentiero quindi Crovion significherebbe un camminamento lungo una superficie ribassata o vicina ad un avvallamento o fosso.
Quanto alle vicende storiche legate a questa frazione ci è noto che nel periodo compreso tra il 1601 e il 1607 anche i proprietari di beni esistenti a Crovion riconobbero a fini fiscali al conte Louis Solar de Morette di possedere tali beni e conseguentemente di dovergli pagare determinati importi. L’acqua necessaria alle campagne è garantita fin dal lontano 17 agosto 1325 dal Canale della Pianura, più noto con il nome di Ru de la Plaine e in parte anche grazie all’altro antichissimo canale denominato Ru des Gagneurs, entrambi provenienti da Châtillon.
Ma parlando di acqua è certo che il territorio e gli abitanti di questa frazione hanno sicuramente dovuto convivere nel corso dei secoli con la violenza del vicino torrente Grand-Valey le cui impetuose acque hanno frequentemente invaso le campagne e forse danneggiato le stesse case; poche decine di metri a levante del villaggio questo torrente ha eroso profondamente la campagna provocando un profondo e largo solco entro cui scorre quando la portata è minima.
Poco a valle di Crovion doveva giocoforza passare la strada romana poiché nei pressi della frazione si trova ancora oggi il solo punto facilmente guadabile del torrente. Ai nostri giorni manca totalmente un qualche resto di manufatto in pietra per cui si può ipotizzare che l’attraversamento del torrente fosse probabilmente garantito da un ponte con una struttura totalmente in legno che se danneggiata dalle piene del torrente poteva essere rifatta in poco tempo e con costi limitati. Vi è da aggiungere che la situazione di pericolo e di precarietà della struttura utile all’attraversamento del torrente si è mantenuta inalterata fino a pochi decenni or sono.
Non distante dal villaggio si notano, purtroppo, le rovine della casaforte di Néran costituita da una massiccia torre quadrata databile secondo gli esperti al XII secolo anche se non è da escludere che tale manufatto sia stato costruito su edifici preesistenti.
Successivamente, a ovest della torre, sono stati edificati due corpi di fabbrica di diversa altezza che indicherebbero sicuri ampliamenti della struttura a scopo abitativo. Anche a levante sono stati edificati in epoche successive altre costruzioni costituite da un solo piano rialzato che dovevano costituire i locali di servizio e che si presentano oggi notevolmente degradati e al limite della staticità.
Sempre sul campo delle ipotesi è anche probabile che l’abitato di Crovion sia sorto proprio a servizio della torre e dei suoi proprietari che certamente necessitavano di più ampi spazi di servizio di quelli contigui alla torre, peraltro molto preziosi ma limitati nella superficie.
Il villaggio è stato edificato su parte del cono di deiezione del citato torrente, su un grande pianoro in leggero declivio oggi totalmente cinto da prati foraggieri. Abbiamo però informazioni che ci rivelano che nei secoli passati grande parte delle superfici di terra erano coltivate a cereali mentre un tempo, peraltro non molto lontano da noi e quantificabile in meno di un secolo, tutte le colline retrostanti Crovion erano coperte da rigogliosi vigneti in parte coltivati dalle famiglie di Biègne e in parte da quelle residenti a Crovion.
Mancando qui un torchio, per l’autunnale lavoro di pressatura delle vinacce, si partiva da quest’ultimo villaggio e dopo breve salita si raggiungeva Biègne dove, nei pressi dell’abbeveratoio, era stato edificato in epoca imprecisata un grande torchio comunitario che risulterà essere già censito nel 1771 sulle pagine dei Registri del Catasto Sardo; in alternativa si raggiungeva il villaggio di Orioux, anch’esso provvisto di torchio.
La ridotta superficie dell’abitato e il conseguente basso numero di residenti ha fatto si che, ad esclusione del lavatoio, non si segnalino nella frazione altri edifici o strutture comunitarie.
La ridotta superficie dell’abitato e il conseguente basso numero di residenti ha fatto si che, ad esclusione del lavatoio, non si segnalino nella frazione altri edifici o strutture comunitarie.
Un tempo i ragazzi, per lo svolgimento delle lezioni, si recavano nel borgo di Saint-Vincent; altrettanto facevano i fedeli devoti per rinnovare la loro fede anche se la vicina cappella di Cisseyaz, sul lato opposto del torrente Grand-Valey e dedicata ai santi Rocco e Giocondo, era utilizzata in numerose occasioni.
Questo sacro edificio, demolito nel 1955 per fare posto alla costruendo Casa da Gioco, era stato costruito verso la fine del millecinquecento come voto civico a seguito della virulenta epidemia di peste che aveva colpito anche la nostra regione nel corso del 1575. Anche in questo caso la profonda fede delle popolazioni dell’epoca aveva voluto come santi protettori due figure di “peso”: i santi Rocco e Giocondo; peraltro è necessario precisare che a seguito di quella o altre simili calamità numerose comunità, tra le quali anche Saint-Vincent, avevano edificato a levante e ponente dei borghi non una sola cappella, ma bensì due. Nell’immaginario, tutte le persone che idealmente erano in mezzo ai sacri edifici, si sarebbero salvate da eventuali pestilenze o altre calamità.
Dagli Archivi Parrocchiali si apprende che questa cappella frazionale è stata per secoli sede di tappa della cosiddetta Processione delle Vigne che un tempo durava tre giorni e che si snodava in mezzo a tutti gli impianti viticoli del paese; dalla stessa fonte si apprende che nel 1770 la locale Amministrazione comunale, a seguito di incomprensioni attivatesi con l’allora parroco, soppresse dal bilancio l’importo dovuto fin da antica data per la celebrazione della funzione religiosa ma dopo poco più di un anno dovette ripristinare gli antichi impegni anche e soprattutto a seguito di violente rimostranze della popolazione.
La frazione non era dotata di mulini e quindi per la macinatura delle granaglie si saliva fino al villaggio di Orioux oppure, attraversato il torrente, si raggiungevano gli abitati di Cisseyaz, Favret e Moulins, villaggi questi che nel corso dei secoli contano oltre una decina di mulini.
Per quanto concerne la cottura del pane, è accertato che a Crovion non vi è mai stato un forno, le possibilità erano numerose e tutte sostanzialmente comode in quanto queste strutture erano presenti nei villaggi di Biègne, Moulins e forse nel minuscolo abitato di Cisseyaz. Non è infine da escludere che ci si recasse anche nella vicina casaforte di Néran dove, nell’ultimo edificio a est, è tutt’oggi presente un forno per la panificazione di notevoli dimensioni.
Oggi i residenti in età lavorativa di questo villaggio sono quasi tutti occupati nel terziario e la campagna, è coltivata da terze persone; si contano numerosi campi di patate e orti mentre le vigne un tempo vanto della frazione, sono oggi ridotte a poche unità.
Raccontano gli anziani che verso la fine dell’Ottocento, e nei primi decenni del secolo successivo, la principale rendita delle famiglie fosse affidata ad un frutto molto particolare: la nota pera Martina (o Martin sec). Evidentemente il clima e l’esposizione del territorio a Mezzogiorno erano fortemente favorevoli a tale coltura che, si racconta, fosse esportata non solo nella vicina Francia ma addirittura in America!
Oggi a testimonianza di quanto detto sono rimaste solo poche piante.
Tutto il territorio si presta con i suoi sentieri e le sue mulattiere a bellissime passeggiate che possono essere compiute in tutti i mesi dell’anno senza alcuna difficoltà; in particolare si segnala la passeggiata che collega l’abitato di Saint-Vincent con le frazioni collinari di Châtillon e che si snoda sul corso del Canale della Pianura tra verdi e fioriti campi e all’ombra di maestosi castagni o di fresche cascate d’acqua presso cui riposare.
Questo itinerario, per secoli stradina di servizio del canale, è particolarmente apprezzato in estate durante le giornate calde e afose, perché si insinua in buona parte all’ombra di grandi castagni pur conservando punti panoramici di tutto rispetto.